martedì 22 ottobre 2013

CRONACHE DI UN REGISTA INDIPENDENTE#04: Si gira il nuovo video-clip di Francesco Farina... "Chi mi manca sei Tu"

Circa un anno fa l'incontro artistico tra me e Francesco Farina ((GUARDA IL SITO UFFICIALE), noto cantautore novarese, ha prodotto il video di una canzone il cui titolo è "Vivere è come Volare" che per un soffio non si è qualificata per le finali di Sanremo Giovani 2013, e siccome i ragazzi come me e Francesco non si arrendono mai e tantomeno si lasciano scoraggiare alle prime difficoltà, anche quest'anno vogliamo realizzare qualcosa di speciale per il suo nuovo singolo, una splendida canzone d'amore che si intitola "Chi mi manca sei Tu" e che parteciperà alle selezioni della manifestazione musicale Sanremese di quest'anno.
Prima di entrare nei dettagli vi presento, nel caso non lo aveste ancora visto, il video-clip di "Vivere è come Volare", che ha contribuito fortemente a diffondere l'opera del nostro cantautore "di fiducia".
Anche questa volta ci troviamo a dover affrontare una sfida importante e non abbiamo un granchè in termini di mezzi tecnici, ma cercheremo come sempre di far vincere le idee e la buona volontà su tutto il resto e su tutte le difficoltà.
In questo senso Francesco è un vero toccasana per le mie note tendenze a perdere l'entusiasmo, dato che questo ragazzo è una vera bomba di fiducia e forza di volontà concentrate all'ennesima potenza.
Non posso e non voglio rivelarvi niente del nuovo singolo ma posso dirvi che i protagonisti saranno lo stesso Francesco e una splendida attrice di cui la prossima settimana rivelerò nome e apparenza, e che la storia si baserà principalmente su alcuni ricordi contrapposti al presente, in un procedimento mentale che ci troviamo a percorrere ogni giorno della nostra vita: pensare al passato.
Molto probabilmente sul set lavorerò con il fido assistente Simone Colombo, autore della sceneggiatura di "L'immagine di Uno", il cortometraggio che girerò il prossimo anno con tutta la banda di "Altrove e con Nessuno" e qualche piacevolissima new-entry.
Con Simone saremo anche a LUCCA COMICS AND GAMES 2013 per tutti i giorni della nota fiera dedicata alle nuvole parlanti, dunque saranno giorni fondamentali per la genesi del nostro nuovo pargoletto filmico.
Vi conviene stare collegati.

giovedì 10 ottobre 2013

VISIONI CALDE#05: RALPH SPACCATUTTO di Rich Moore

Bisogna riconoscere senza alcun dubbio che lo studio di animazione Pixar sia quell'enorme fabbrica di soldi che è in realtà per un motivo fondamentale: la scientifica capacità di riuscire a centrare nel mirino delle sue pellicole tutti gli elementi principali che corrispondono alle mode del momento, e soprattutto, ovviamente, a ciò che piace al pubblico giovane che rappresenta l'utenza finale dei suoi film, senza mai tagliare fuori anche le altre fasce di audience, grazie a una stratificazione dei significati delle opere che le trasforma non solo in un micidiale marchingegno produci-moneta, ma anche in film meritevoli (quasi) sempre della statuetà doro più ambita nel mondo del cinema.
Ralph Spaccatutto è l'ennesimo esempio di questa strategia vincente: il principale mondo a cui il film fa riferimento è quello dei videogames, il settore  ludico capace di eludere persino la crisi economica imperante in tutto il mondo, e di appassionare migliaia di persone dai cinque ai cinquanta anni.
Ralph è stanco di essere messo in ombra da Felix Aggiustatutto, il "bravo ragazzo" campione nel loro gioco dove ogni volta finisce per salvare la situazione. Ma dopo decenni trascorsi guardando Felix ricevere tutta la gloria, Ralph decide che è arrivato il momento di smettere di interpretare il ruolo del cattivo.
Lo stile generale della pellicola ricorda numerosi titoli della storia dei videogiochi

Così prende in mano la situazione e inizia un viaggio attraverso i giochi arcade, passando per ogni generazione di videogame allo scopo di dimostrare di avere tutte le carte in regola per essere un eroe.
Durante la sua ricerca incontra il duro Sergente Calhoun, dallo sparatutto in prima persona Hero's Duty. Ma è il mondo dell'esuberante Vanellope von Schweetz, dalla corsa di macchine caramellate Sugar Rush, che si troverà a essere in pericolo quando Ralph libererà accidentalmente un nemico mortale che minaccia l'intero arcade.
Nel corso dell'avventura chiunque abbia giocato ad un videogioco o due nella sua vita si troverà a dire "Hey ma quello è...?", essendo il film costellato da cameo di alcuni tra i più famosi protagonisti di videogiochi, come per esempio Sonic o la malefica tartaruga di Super Mario Bros, e nel gustosissimo circo dei cameo che tanto riempono di lacrimucce nostalgiche gli occhi dei gamer più vecchiotti passano anche una miriade di chiari riferimenti alla vita reale, ironici e pungenti in pienissimo stile Pixar, tra cui uno su tutti quello che comprende la sequenza della riunione tra "cattivi" dei videogames, una sorta di "alcolisti anonimi" per fare in modo che il ruolo interpretato nei videogiochi non danneggi troppo la psiche di personaggi come Zangief di Street Fighters o del simpatico fantasmino malefico di Pac Man.
Una scena che è già CULT!
Tutto il film riesce in modo intelligente e raffinato ad esporre la tematica del ruolo che ogni essere umano si trova a ricoprire nella vita, e di come esso spesso non corrisponda pienamente (o per niente) alla vera essenza della persona interessata, ed espone altrettanto inteligentemente una storia che ci trascina con il suo umorismo e alcune scene davvero mozzafiato (la battaglia all'interno di Hero's Duty, spassoso ibrido tra Call of Duty e Gears of War è incredibile per ritmo e realizzazione tecnica) all'interno di una morale tutt'altro che scontata, i cui contenuti lascio siate voi a scoprire.
Indubbiamente un altro gran bel film d'animazione Pixar da vedere coi propri figli o nipoti, ma anche da soli, per sentirsi un pò bambini e forse per crescere un pò.

martedì 8 ottobre 2013

COMICS TIME#06: KNIGHTS OF SIDONIA di Tsutomu Nihei


 Edito in Italia da Panini

La nuova serie di Tsutomu Nihei ci porta nello spazio, dove gli umani si trovano a combattere con mostri deformi. Sidonia è un’enorme astronave, una colonia di esseri umani che viaggia alla ricerca di risorse da sfruttare. Nagate Tanikaze, un ragazzo che è sempre vissuto solo col padre, ai margini della società, senza avere mai contatti con altre persone, comincia a vivere insieme agli altri… È l’inizio della sua avventura in un ambiente a lui oscuro. 13x18, B., 184 pp., b/n, con sovraccoperta

9 volumi (in corso) euro 5,90 cad.





SNIKT!: Nihei alla Marvel.
Tsutomu Nihei, il mangaka architetto come piace chiamarlo al sottoscritto, non è di certo il più "luminoso" autore di fumetti giapponese in circolazione, e per luminoso intendo un autore capace di rendere le sue opere chiare nello svolgimento e nei significati: nella stragrande maggioranza dei manga attuali e ancor più in quelli del passato, i significati dell'opera vengono espressi dai personaggi con un'ingenuità che a volte scatena anche una certa sensazione di irritazione al lettore occidentale, forse più incline a esprimere (e a veder espressi) alcune considera
Il capolavoro di Nihei.
zioni ed atteggiamenti emotivi in modo più sottile e generalmente dimesso.
Nihei è spesso criptico nell'esposizione sia dei suoi dialoghi (prima di quest'opera davvero risicati e spesso incomprensibili) e nella rappresentazione grafica dei suoi ambienti, dominati da un contrasto violentissimo del bianco e del nero che si divorano gran parte della pagina e che danno forma a personaggi che sembrano bucare la carta in modo Milleriano (Sin City Docet), esempi del suo stile sono sicuramente l'immensa opera prima BLAME! e il meraviglioso esperimento alla Marvel Comics intitolato Wolverine SNIKT!.
Gli Tsugumori, l'unica difesa del genere umano contro i Gauna.
Knights of Sidonia rappresenta davvero una svolta stilistica di enormi proporzioni nella carriera di Nihei: l'ambientazione spaziale nuova ed affascinante legata però a quelle mega strutture (l'immensa astronave Sidonia) che lui tanto ama e che sono retaggio della sua precedente attività di architetto; i disegni più luminosi e morbidi nel tratto, dominati dai bianchi sempre in contrasto coi neri della tavola che questa volta però si limitano quasi esclusivamente alle battaglie nello spazio, aumentando il timore per l'ignoto fuori dalla Sidonia; gli scontri coi Gauna, creature misteriose che hanno distrutto il pianeta Terra e che continuano ad inseguire gli ultimi superstiti, legate comunque a quell'universo che comprende anche BLAME! e BIOMEGA.
Tutte queste novità però impallidiscono rispetto al vero fattore rivoluzionario per quanto riguarda l'autore: la completa seppur complessa comprensibilità della vicenda narrata; Nihei sembra davvero aver abbandonato certi fronzoli autoreferenziali e francamente inutili nell'economia di capolavori come molti dei suoi manga precedenti, per consegnarci una storia che non lesina chiari riferimenti al genere Mecha (Gundam ed Evangelion su tutti) rimanendo comunque originale grazie a quei riferimenti bio-organici che sono secondi per amore verso di loro all'autore solo alle strutture architettoniche impossibili, che contribuiscono a creare suspance e mistero.
L'edizione Panini è molto curata, con tanto di sovracopertina, sia per adattamento e traduzione che per stampa e qualità della carta.
Da leggersi.

lunedì 7 ottobre 2013

CRONACHE DI UN REGISTA INDIPENDENTE#04: Il blocco...

Più che in moltissime altre occasioni nella mia vita, devo ammettere che il soggetto presentatomi da Simone Colombo per la sceneggiatura che stiamo scrivendo insieme sia stato una vera e propria manna dal cielo: pur rendendomi conto di essere un invisibile granello di sabbia nell'immenso mondo del cinema indipendente italiano, devo constatare che alcune dinamiche del processo creativo che ritenevo panzane usate dai VIP per tirarsela sono in realtà delle pure verità, e in particolare una, il BLOCCO CREATIVO IN SEGUITO A UN SUCCESSO.
Premetto che per successo nel mio caso si intende che finalmente più di 50  cristiani hanno visto un mio cortometraggio, e nello specifico mi riferisco ad Altrove e con Nessuno (GUARDA IL TRAILER) che nel 2013 è stato proiettato in 15 manifestazioni sparse per tutta la penisola e addirittura ha vinto un premio al Senigallia Comics and Games 2013.
La Locandina di Altrove e con Nessuno
Ebbene durante la fase di promozione e distribuzione del cortometraggio qualsiasi idea mi balzasse in testa non è durata più di 15 giorni, perdendosi ogni volta nei meandri di una presunta impraticabilità tecnica o di qualche altro pensiero dominante subentrato in seguito; si è trattatato a tutti gli effetti di un blocco che solo una collaborazione poteva eludere: scrivendo con Simone la mia prossima regia sto infatti tornando a una modalità che avevo lasciato nel 2009 con "Birth of a Projectionist"         (GUARDA IL CORTO) quando collaborai con Edy Chiurato alla stesura della sceneggiatura tecnica, che mi permette di seguire un canovaccio (il soggetto appunto) e di immergermi direttamente nella mia visione filmica, confrontandomi ad ogni passo con l'autore.
La sceneggiatura tecnica non è altro che un elenco dettagliatissimo di ogni singola inquadratura che andrà a comporre il cortometraggio, completa di note sui movimenti di macchina e le azioni degli attori, dettagli di illuminazione e sonoro etc.: in pratica è una visualizzazione in lettere e parole del prodotto finale, ed è il modo migliore (ma questa è una mia modesta opinione) per realizzare un film.
In ogni Caso Altrove e con Nessuno mi aveva bloccato, e personalmente credo fosse perchè non si riesce ad abbandonare un figlio quando lo senti ancora così vivo e pulsante tra le tue braccia, e ad ogni nuova selezione ufficiale rimanevo sempre più legato a quella vitalità: ora il cortometraggio continua ad esere inviato ai festival ma il buon Simone viene anche ogni settimana a lavorare a "L'Immagine di Uno", e questa ragazzi, sarà davvero tutta un'altra storia.


giovedì 3 ottobre 2013

TV SERIES#02: MARVEL'S AGENTS OF S.H.I.E.L.D. 1X02 and REVOLUTION 2X02

MARVEL'S AGENTS OF S.H.I.E.L.D. 1X02: 0-8-4

Grant si dimostra il personaggio più abile fisicamente
 Il secondo episodio della serie televisiva più amata dai Marvel Fan ha generato un hype potentissimo per via dello spassoso cameo finale di Samuel L. Jackson nella parte di Nick Fury, ma c'è molto di più in questi 45 minuti al fulmicotone: l'episodio si lega magistralmente agli eventi di Captain America - Il Primo Vendicatore, infatti la squadra composta dagli agenti Phil Coulson, interpretato da Clark Gregg (l'agente che gestisce la squadra, supervisionando le operazioni sul campo), Skye, interpretata da Chloe Bennet (una civile reclutata per le sue abilità informatiche; è un'appassionata di supereroi e di associazioni segrete) Grant Ward, interpretato da Brett Dalton (un abile agente, esperto in spionaggio e combattimento, ma dalle tendenze asociali), Melinda May, interpretata da Ming-Na Wen (uno degli agenti della squadra, nonché abile pilota ed esperta di armi), Leo Fitz, interpretato da Iain De Caestecker (l'agente specializzato nelle tecnologie delle armi, molto legato all'agente Simmons) e Jemma Simmons, interpretata da Elizabeth Henstridge (l'agente specializzata in scienze biologiche) deve recuperare un misterioso oggetto (denominato appunto 0-8-4) che si scopre contenere al suo interno energia Tesseract essendo un ordinio esplosivo Hydra abbandonato in America latina da uno dei tanti nazzisti in fuga dopo la fine della seconda guerra mondiale. L'episodio ci mostra la squadra diventare realmente coesa e superare le personali diversità, confrontandosi in modo da riuscire a trovare con un nemico comune (qualcuno a detto Avengers???) le motivazioni e la volontà di lavorare insieme. I misteri a questo punto sono due:

PERCHè COULSON CONTINUA A DIRE LA FRASE SU THAITI IN MODO COSì ENIGMATICO?

SKYIE TRADIRà DAVVERO?

REVOLUTION 2X02: "THERE WILL BE BLOOD"

Aaron torna in vita per un presunto malfunzionamento della "nanoparticella", si parla di miracoli, si parla di fede e di caso.
Miles e Monroe sono dispersi, l'uno tra i selvaggi che hanno attaccato nello scorso episodio, l'altro tra le grinfie dei cacciatori di taglie (per conto dei rinnovati Stati uniti d'america), si parla di solitudine, incapacità di togliersi la vita, vendetta, implicazioni morali, etica.
Rachel vuole salvare Miles ma il padre non intende lasciarla andare dato che l'ha appena ritrovata, si parla d'amore di riconoscenza, di rispetto genitoriale.
Tom e il figlio capiscono che c'è qualcosa che non quadra nei nuovi "patrioti" che intendono ristabilire l'ordine nei devastati U.S.A., Tom organizza un vero e proprio attentato a una esponente politica nel campo profughi e poi lo sventa uccidendo il suo socio, tutto per infiltrarsi a dovere, si parla di politica, intrighi internazionali, gestione del potere.
Aaron e la sua nuova compagna discutono di "fede"
Tutto questo è Revolution, una serie meravigliosa in pieno stile J.J Abrahms, che mi ricorda ad ogni episodio perchè amo questo genietto come pochi altri autori contemporanei: la serie ora vede i due leoni (Miles e Monroe) ridotti ai minimi termini per quanto riguarda forza e determinazione, lontani fisicamente ma vicini nella condizione di uomini che hanno visto il loro mondo sprofondare per ben due volte, e dunque si concentra sui personaggi come Charlie o Rachel in modo più profondo ed esaustivo rispetto alla scorsa stagione, dandoci un quadro molto più variegato ed interessante.
Resta da capire cosa sia successo realmente durante il lancio dei missili, il cui flashback di questo episodio ha, a mio parere, rilevato solo parte degli avvenimenti di quella notte nefasta.



martedì 1 ottobre 2013

COMICS TIME#05: THE GOON di Eric Powell

Edito in Italia da Panini

In una città infestata dai non-morti un folle negromante sta formando il suo personale esercito di zombi. Chi potrà rimetterlo al suo posto se non l’uomo che tutti chiamano Goon? Risate e azione senza sosta in un primo volume che raccoglie le imperdibili storie presentate prima dell’esordio della serie regolare The Goon, pubblicata negli Stati Uniti da Dark Horse. 17x26, B., 144 pp., col. (Riassunto del primo volume "I Giorni dell'Avvoltoio").

5 volumi euro 13 cad.

Quando ormai parecchi anni fa comprai la prima edizione italiana di The Goon di Eric Powell, all'epoca edito dalla MagicPress, lo feci per un fortissimo istinto di curiosità che la copertina mi ispirò immediatamente: c'era in quello strano energumeno in canottiera e nel suo piccolo amico in cappello con tesa anni '40, ma soprattutto sprovvisto di pupille oculari, tutto un fascino reso ancora più potente dalla tecnica di colorazione a pastelli e acquarelli.
Leggendo il volume la folgorazione non ha fatto che acuirsi potentemente: le storie al suo interno rappresentavano una sintesi pittorica e cromatica di alcune delle più belle tavole di Eisner e del suo Spirit e di una massiccia dose di Horror classico in stampo Universal degli anni '30 e '40, il tutto permeato da un umorismo e un'ironia pungenti e ben dosati, con un'attenzione spropositata ai dettagli e agli sfondi, che mai come in The Goon mi sono sembrati così vivi e plastici.
Nonostante gli infiniti richiami alle già citate fonti iconografice e narrative, The Goon mi parve (e continua a farlo a distanza di anni) una delle cose più originali che avessi mai letto, perchè sapeva rendere quel mix qualcosa di nuovo e mai visto, per via delle scene nonsense alternate alle scazzottate pulp in stile tarantiniano, e poi della meravigliosa griglia a vignette di stampo classico riempite di soluzioni pittoriche sempre diverse e tendenti a una sperimentazione viva come in poche altre serie regolari in commercio, ma anche per il ritmo comico alternato miracolosamente a quello drammatico senza che se ne avvertano squilibri di ogni sorta.
La copertina del primo volume di The Goon
Un volume di questa serie lo si legge con una velocità impressionante grazie a quella stessa curiosità che provai guardando la copertina del primo tomo, perchè la formula del racconto breve, o unico, non viene usata solo come mezzo per rendere l'opera accessibile a chiunque, ma anche per concentrarsi ogni volta su un personaggio in particolare, che sia Goon stesso con il suo passato tormentato e violento o la foca psichica e le sue strampalate profezie sul futuro (si avete letto bene, una foca psichica!!!), Powell imbastisce un palcoscenico pieno di personaggio bruttissimi e infinitamente belli, apparentemente stereotipati e in realtà profondi, strampalati ma spesso risolutivi.
Volume dopo volume The Goon tende a creare un cosmo criminale e di comprimari intorno al protagonista che rivela una varietà davvero spiazzante per il lettore che può trovarsi ad assistere alla lotta di un enorme uomo lucertola venuto da un altra dimensione che parla il messicano dopo aver inghiottito una rana di origini iberiche e subito dopo a piangere per il cuore spezzato di Goon, il cui amore perduto lo rende in grado di vincere il potere ammaliatore di una vampira che riesce a irritire tutti i cuori tranne il suo.
L'edizione Panini, venuta in seguito al rilevamento dei diritti da parte della casa editrice modenese, è assolutamente superiore a quella MagicPress, sia nella confezione che nella qualità di carta e inchiostro, nonchè negli adattamenti e nella traduzione assolutamente impeccabili.
The goon diventerà un classico, proprio accanto a The Spirit e a Sin City.

domenica 29 settembre 2013

TV SERIES#01: MARVEL'S AGENTS OF S.H.I.E.L.D. 1X01 and REVOLUTION 2X01

Finalmente sono cominciate due delle serie televisive che seguirò in questa stagione, questi articoli che ne verranno settimana per settimana sono dedicati a chi GUARDA LE SERIE IN CONTEMPORANEA CON GLI STATI UNITI, dunque per chi aspetta la messa in onda italiana consiglio di evitare di proseguire nella lettura, essendo i seguenti degli aprofondimenti che inevitabilmente contengono SPOILEEEEEEEEER!

Andiamo senza indugia a incominciar:

MARVEL'S AGENTS OF S.H.I.E.L.D. 1X01- PILOT

 Devo ammettere che da grande appassionato dei fumetti della Casa delle Idee, questa serie televisiva rappresentava per me una grandissima sorpresa ma anche una forte paura di essere deluso. Fortunatamente il pilota a rivelato che i miei timori erano infondati e che invece le mie aspettative più rosee sono state esaudite, infatti la serie mette insieme un cast di attori molto bravi, tra cui ovviamente il mitico agente Coulson (Clark Gregg) che pensavamo morto dopo Avengers, che formano una squadra segreta dello S.H.IE.L.D. che si occupa di casi che coinvolgono soggetti con super poteri.
Proprio il ritorno di Coulson rappresenta il primo grande mistero della serie, dato che una sibillina battuta che viene pronunciata alle sue spalle fa cadere dei grandi interrogativi sulla spiegazione che ci viene inizialmente data, ovvero che Fury abbia fatto credere agli Avengers che Coulson fosse morto per motivarli alla vigilia della battaglia di New York.
Clark Gregg nella parte dell'agente Coulson.
Che Coulson sia un Life Model Decoy in cui è stata riversata la memoria originale e la coscienza dell'agente che eravamo abituati a conoscere? La cosa particolare è che tale spiegazione sarebbe di facile intuizione per un Marvel Fan, ma per un nuovo spettatore?
La serie si collega fin da subito agli eventi del Marvel Cinematic Universe, dalla battaglia di New York, alla citazione di Stark e della Vedova Nera, e via così per tutto l'episodio, imbastendo comunque la struttura della serie su una Task Force col compito di occuparsi dei nuovi fenomeni supereroistici senza che la popolazione venga a conoscenza di eventi e fatti che non è ancora pronta ad affrontare.
Da seguire.

REVOLUTION 2X01- BORN IN THE U.S.A.


La seconda stagione di Revolution si apre con un episodio ad altissima tensione, attraverso brevi flashback scopriamo che Philadelphia e Atlanta sono state devastate dai missili nucleari lanciati da Randall nel finale della prima stagione (su ordine del Presidente degli Stati Uniti rintanato sull'isola di Cuba), e che tutt'intorno alle due città devastate si sono creati degli immensi campi profughi (essendo la corrente tornata giusto il tempo di far partire i due missili), mentre Charlie sembra essere diventata molto più spregiudicata di quanto non sia mai stata (la prima volta che lo vediamo sta rimorchiando un barista con cui passa la notte) ed è partita da sola abbandonando Miles, la madre Rachel e Aaron per trovare e uccidere Monroe, diventato un picchiatore di strada.
Cosa ha combinato Miles nel capanno all'inizio della 2x01?
Tra l'esaurimento nervoso di Rachel che nel frattempo ha ritrovato il padre medico e Miles che esce da un capanno ferito a una mano e poi da fuoco alla costruzione, passando per Aaron che vede delle strane lucciole nel cortile di casa ogni notte (si è nel frattempo fidanzato con una donna che lo ama profondamente), i misteri si infittiscono andando questa volta a coinvolgere anche argomenti politici più legati all'attualità, dato che in questa stagione sembra proprio essere il "vero" governo U.S.A. a dettare legge.
L'attacco finale dei briganti al villaggio dove vivono i nostri sopravvissuti e l'apparente morte di Aaron lasciano la tensione a mille, soprattutto quando l'ex genietto di Google riapre gli occhi prima dei titoli di coda.




mercoledì 25 settembre 2013

VISIONI CALDE#04: BELLA ADDORMENTATA di Marco Bellocchio


L'ultima pellicola del Maestro Bellocchio mette in scena alcune vicende familiari vessate dal dolore di un congiunto in stato catatonico-vegetativo all'interno di strutture ospedaliere o abitazioni private, in un simmetrico balletto di morte con la triste vicenda di Eluana Englaro, la giovane ragazza che dopo 17 anni di coma trovò la pace nel 2009 in seguito alle controverse vicende giuridico-politiche che tutti ben conosciamo.
L'idea che un fatto storico o di cronaca funga da sfondo cardinale a vicende ad essa correlate per significato non è affatto nuova, ma non per questo Bellocchio rende il suo film carico di didascalici riferimenti fin troppo scontati alla realtà delle cose, bensì cerca di addentrarsi nel profondo processo di accettazione e maturazione che il dolore esercita su ognuno di noi, mettendoci alla prova.
L'intento del regista è sicuramente da elogiare, sia per il concetto iniziale sia per la splendida messa in scena di tale sincronismo narrativo, aiutato certamente da alcuni attori assolutamente straordinari come Toni Servillo, che vive una vera e propria stagione dorata della sua carriera; ma alla fine della pellicola si sente fortissima una sensazione di irrisolto: e se questo per molti potrebbe essere un intento perseguito fino alla sua naturale conclusione, essendo che molti dolori non possono estinguersi, dal mio personale punto di vista è invece sintomo di una fallace sovrastruttura filmica, rimasta troppo legata a una rappresentazione di carattere teatrale tanto cara a Bellocchio (il personaggio di Isabella Huppert è un riferimento fin troppo marcato) e troppo distaccata da quel senso di meraviglioso che il cinema del Maestro ha regalato in passato: è chiaro che si tratta di una precisa scelta di regia, coraggiosa e per nulla banale, ed è chiaro anche che il film è una vera bomba ad orologeria perchè tocca uno dei casi più controversi della seconda repubblica, e quindi tale disappunto è una pura e semplice sensazione personale che non intende sminuire il film del valore artistico che invece gli appartiene a pieno diritto.
Bella Addormentata non è un film semplice da vedere, quello che viene messo in luce è un atteggiamento italo-cattolico delle masse che si infrange su alcune vicende private immerse nella inviolabile potenza del dolore e della pietà, dunque la visione deve essere attenta e libera da pregiudizi etico-politici di ogni sorta, perchè il film attraverso le varie storie che lo compongono mette in luce tutta una serie di riflessioni importantissime sullo stato, sull'etica religiosa, su quella medica, sulle responsabilità personali e sulla pesante e gravosa situazione di dover vivere un lutto con il contagocce dell'agonia, e in questo senso il film può dirsi davvero riuscito negli intenti.

martedì 24 settembre 2013

COMICS TIME#04: MARVELS di Kurt Busiek e Alex Ross

Edito in Italia da Panini Comics

I supereroi Marvel visti dal basso, dal marciapiede, dagli occhi sbarrati dei cittadini di New York. L’Uomo Ragno, Capitan America, i Fantastici Quattro visti dall’altra faccia della medaglia, attraverso la macchina fotografica di un reporter che assiste all’alba di una nuova era.


Edizione Deluxe euro 35 (esaurita)
Edizione I grandi Classici del Fumetto di Repubblica euro 6,90 (esaurito)
Edizione Deluxe in cofanetto con Devil Rinascita e Wolverine Origini euro 89 (in arrivo)



Marvels arrivò in un momento particolare per la storia della Marvel Comics: quello che a tutti gli effetti fu l'attimo del suo massimo splendore economico appena precedente al tracollo clamoroso della seconda metà degli anni '90, e che vedrà in seguito Joe Quaesada riprendere in mano la situazione fino a raggiungere il glorioso rilancio della Casa delle Idee e all'omnipresenza dei supereroi Marvel in quasi tutti i media disponibili.
Paradossalmente (ma non troppo dato che è una condizione che si ripresenta ciclicamente nella storia dell'editoria a fumetti) il momento di massimo splendore economico della casa editrice di Spider-Man non corrispondeva affatto al massimo splendore artistico: la mania delle variant cover aveva saturato il mercato delle fumetterie e garantito un'entrata massiccia di liquidi dovuta all'ansia collezionistica dei marvel fan, mentre le file degli sceneggiatori si assottigliava (per via delle numerosi defezioni ed esodi alla DC e alla Image) sempre di più sotto la direzione artistica e amministrativa di Tom DeFalco, che nonostante fosse propenso ad aiutarli e valorizzarli, stava subendo la pesante eredità lasciata poco tempo prima da Jim Shooter, noto per il carattere fumantino e le sue imposizioni, spesso discutibili, alla stesura delle storie.
La tecnica pittorica di Ross in tutta la sua magnificienza
Questa premessa per sottolineare che Marvels è una mosca bianca che riunisce due dei più autorevoli artisti della nona arte a livello mondiale, uscita in un periodo in cui la qualità artistica non era l'interesse primario della casa editrice statunitense.
L'idea di fondo della graphic novel che impegnò Busiek e Ross per oltre un anno è quella di raccontare la parabola dell'avvento dei supereroi dagli anni '40 fino ai giorni presenti, ma invece di inquadrare le vicende dalla prospettiva degli eroi stessi, tutto è visto attraverso gli occhi e la vita del fotografo Phil Sheldon che vede il mondo cambiare radicalmente insieme alla sue esistenza di persona comune, ritrovandosi improvvisamente in un mondo dove esseri ricreati in laboratorio prendono fuoco a contatto con  l'ossigeno e dove un gruppo di strampalati superuomini in calzamaglia aiuta il governo degli Stati Uniti a vincere la seconda guerra mondiale.
Quello che l'arte quasi fotografica di Ross e il lirismo mai sopra le righe di Busiek riescono a ricreare è un affresco maestoso di un'epoca d'oro, vista da una prospettiva nuova e molto affascinante perchè in definitiva ci appartiene.
Oltre al puro piacere di osservare la magnificienza immensa delle tavole di Ross, il vero piacere nel leggere questo capolavoro è notare le centinaia di richiami visivi e di scrittura ad alcune delle storie più affascinanti di 50 anni di vita editoriale dei personaggi che tanto amiamo, inoltre Ross riempie le pagine dell'opera di personalità artistiche e non riprese direttamente dalla nostra realtà e storia (formidabili i Fab Four nella scena del matrimonio di Reed Richards e Susan Storm).
La cosa più interessante in assoluto è che i capitoli di Marvels rappresentano anche un fantastico, o sarebbe meglio dire meraviglioso, compendio della storia della Marvel Comics, dagli esordi della Torcia Umana originale fino all'avvento dei mutanti (il capitolo più bello a mio avviso, che affronta la tematica xenofoba nel modo più originale e intellettualmente onesto di sempre) e alla morte della povera Gwen Stacey.
Assolutamente immancabile, peccato che sia difficile da reperire essendo il volume Panini esaurito come quello dei Classici di Repubblica, comunque recuperabile in qualche asta online come ho fatto io: la qualità non è di certo paragonabile al volume Panini ma sicuramente permette di godersi l'opera senza spendere dei capitali enormi.

lunedì 23 settembre 2013

AL CINEMA #01: RUSH di Ron Howard


Titolo originaleRush
Lingua originaleinglese
Paese di produzioneStati Uniti d'America, Germania, Regno Unito
Anno2013
Durata123 min
Colorecolore
Audiosonoro
Rapporto2,35:1
Genereazione, biografico, drammatico, sportivo
RegiaRon Howard
SceneggiaturaPeter Morgan

Durante gli anni settanta, nella cosiddetta epoca d'oro della Formula 1, esplode la grande rivalità sportiva tra i piloti più talentuosi del momento, James Hunt e Niki Lauda. I due, che si danno battaglia fin dai tempi della Formula 3, non potrebbero essere più diversi: l'inglese è un ragazzo estroverso ed affascinante, che fuori dai circuiti è sempre a caccia di divertimento e belle donne; l'austriaco è invece un tipo introverso e riservato, dedito in maniera scrupolosa alla sua professione.
La loro rivalità raggiunge il culmine nella stagione 1976, quando tra mille rischi e pericoli, Hunt tenta di strappare con la McLaren la corona di campione del mondo a Lauda, a sua volta alla ricerca del bis iridato con la Ferrari. Neanche il catastrofico incidente avvenuto al Nürburgring Nordschleife durante il Gran Premio di Germania, in cui Niki rischia di perdere la vita, riesce a fermare questa accesa sfida, che ha il suo epilogo nell'ultima prova del campionato, il Gran Premio del Giappone a Fuji, sotto una pioggia battente. (Wikipedia)

La Formula 1, come quasi la totalità degli sport, può essere con facilità ricondotta a molti aspetti della vita di ogni uomo: per vincere bisogna correre dei rischi, ci sono altre persone che cercano in tutti i modi di portarti via la tua posizione, bisogna sapere quando è il momento giusto di staccare il piede dal pedale dell'accelleratore e quale invece quello più appropriato per schiacciarlo con tutta la forza che si ha in corpo, e si potrebbe continuare con una marea di similitudini metaforiche di questo genere.
A differenza però di moltissimi altri sport che non prevedono l'utilizzo di un mezzo meccanico, la Formula 1 si è evoluta esponenzialmente nel corso dei decenni, diventando sempre più lo sport degli ingegneri piuttosto che quello dei piloti, con un conseguente calo della spettacolarità delle corse e, per fortuna, un notevole incremento della sicurezza per i piloti, nonostante le prestazioni sempre più elevate e performanti delle monoposto.
Questa premessa serve a spiegare perchè Ron Howard ha scelto di raccontare la storia della rivalità tra questi due piloti e di farne una pellicola cinematografica: la loro vicenda, osservata dal punto di vista dei loro caratteri così agli antipodi (Hunt votato all'incoscienza e a rischiare la vita pur di vincere e Lauda metodico e calcolatore quasi più in gamba dei suoi meccanici, immerso nella sua quasi inviolabile infallibilità agonistica) e da quello dello sport che li vede grandi protagonisti, era già da sola, così come le cronache sportive ce l'hanno presentata, uno splendido e meraviglioso film sulla vita e sul dualismo che è in ognuno di noi.
Hunt e Lauda sono personaggi mitici perchè costituiscono loro stessi un tassello fondamentale di quel progresso che ha portato la Formula 1 ad essere un immenso e costosissimo laboratorio di ingenieria meccanica e al tempo stesso il tempio pagano del rischio dell'ingannare la morte; i due sono la stessa metà di una sola anima e le loro vite sono così profondamente iconiche ed esemplari che la trasposizione in celluloide della loro vicenda umana ed agonistica diventa un poema epico cavalleresco, con l'eroe senza macchia (Lauda) e il suo antagonista scaltro e spregiudicato (Hunt) che si scontrano e si incontrano mentre danzano a 270 Km orari insieme alla morte, presenza continua e assillante nel film di Howard, vero e proprio spauracchio che si tenta di allontanare con ironia e sarcasmo, ma che aleggia troneggiante nella paura di ogni pilota.
Tecnicamente il film è una perla di regia: Howard decide saggiamente di non fare delle scene di corsa delle semplici riproposizione in computer graphics di quanto le televisioni avessero mostrato all'epoca, ma bensì si concentra sui primi piani dei caschi dei piloti, su ardite inquadrature dall'interno del casco, carellate da bordopista, violenti inserti dello scoppio del carburante provocato dai pistoni (geniale il montaggio ideale su Hunt che amoreggia con una delle tante amanti e appunto i pistoni che infiammano il carburante prima della nuova gara).
Nonostante alcuni eccessi di scrittura (come per esempio la scena in cui Hunt malmena un giornalista che aveva fatto domande sciocche e provocatorie a Lauda), alcuni dialoghi che ad una prima impressione potrebbero sembrare banali perchè rimarcano i due stili di vita opposti dei protagonisti, lasciando intendere che il bene risiede nel proverbiale "mezzo", sono in realtà le uniche cose che due persone del genere potrebbero concepire parlando tra di loro, e una volta che anche lo spettatore entra nell'ottica delle due vite (schierandosi inevitabilmente come i tifosi fecero nel 1976), allora diventano plausibili e addirittura galvanizzanti.
Un'ultima nota tecnica riguarda la realizzazione dell'incidente che Lauda fece durante il Granpremio del Nürburgring Nordschleife, una scena impressionante riprodotta in ogni singolo dettaglio, proprio con quella perizia tipica di Ron Howard che si può ammirare in molti dei suoi film precedenti, uno su tutti Apollo 13.
Uno dei migliori film sullo sport che siano mai stati realizzati.



domenica 22 settembre 2013

EXTRA: L'INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELL'ESSERE NERD DICHIARATO

Oggi vorrei usare questo spazio che mi permette di esprimere liberamente i miei pensieri e quindi di poterli condividere con chi decide di leggerli, per parlarvi di una questione spinosa che molti sulla rete hanno affrontato: il NERD.
Non mi metterò a snocciolare tutte le questioni storiche ed ideologiche che avvolgono tale figura, ormai tutt'altro che misteriosa, ma semplicemente esprimerò un'opinione sul marasma di incredibili stupidaggini che autorevoli personaggi della rete sparano attraverso il loro video su Youtube oppure con infuocati post sui loro combattivi blog di frontiera.
Tutti, ma proprio tutti, i personaggi che ho sentito parlare di questa vaporosa questione del "Nerd" inteso in senso ontologico come figura rappresentante una categoria umana, sia coloro che ne difendevano l'identità e i diritti sia coloro che li attaccavano violentemente, dicono sempre una completa marea di stronzate cosmiche, e questa mia affermazione parte dal fatto che tutti quanti partono da una premessa che è assolutamente errata, cioè che il nerd sia appunto una categoria umana.
Nessuno decide di essere nerd, ma è vero anche che nessuno nasce nerd, e questa signori miei è una verità oggettiva, e il motivo è che la parola stessa, dalla dubbia origine etimologica, è stata coniata per indicare uno stereotipo, che per definizione è la visione semplificata e largamente condivisa su un luogo, un oggetto, un avvenimento o un gruppo riconoscibile di persone accomunate da certe caratteristiche o qualità. Si tratta di un concetto astratto e schematico che può avere un significato neutrale (ad es. lo stereotipo del Natale con la neve e il caminetto acceso), positivo (la cucina italiana è la più raffinata del mondo) o negativo (l'associazione tra consumo di droghe e la musica rock) e, in questo caso, rispecchia talvolta l'opinione di un gruppo sociale riguardo ad altri gruppi. Se usato in senso negativo o pregiudizievole, lo stereotipo è considerato da molti come una credenza indesiderabile che può essere cambiata tramite l'educazione e/o la familiarizzazione. (Wikipedia)
Quest'ultima parte della definizione è molto interessante ed è quella che voglio lasciare come monito ai sedicenti sociologi della rete che amano distinguere tra esseri umani nuove mirabolanti specie: se davvero pensate che un appassionato di fumetti che passa molto tempo a giocare ai videogames e ad aggiornare il suo iPhone sia parte di un gruppo umano specifico per responsabilità di tali azioni allora significa che avete bisogno di essere educati, ed essendo che siete tutti adulti e vaccinati, sono poche le speranze che nutro per voi.
Amen.

mercoledì 18 settembre 2013

VISIONI CALDE#03: PIETà di Kim Ki Duk

Un film di Kim Ki Duk è sempre un'esperienza particolare, soprattutto per uno spettatore occidentale: ancor più marcatamente di quanto avviene nella cinematografia nipponica, il cinema coreano è intriso della sua cultura d'origine in ogni singolo aspetto della messa in scena, tutto sullo schermo appare alieno e straniante per chi non appartiene, anche solo marginalmente, a quel mondo di atteggiamenti scostanti, reazioni improvvise e spiazzanti, gesti imprevedibili, battute imbarazzanti, momenti di puro lirismo alternati senza soluzione di continuità a scene al limite del ridicolo, da cui scaturiscono le pellicole coreane e di cui sono intrise a dismisura (spesso questo è motivo di allontanamento da tali opere da parte dello spettatore occidentale).
Questo film racconta una storia di vendetta e redenzione, e di come le due cose si intreccino, proprio come nel sesso, presenza costante della pellicola e di tutta la filmografia di Kim Ki Duk, due corpi opposti per genere e caratteristiche si fondono in un unico armonioso elemento. 
La pietà del titolo è quel sentimento che Gang-do (l'usuraio violento e senza scrupoli interpretato da  Lee Jung-jin) non riesce a provare, ma verso cui è destinato nel momento stesso in cui il ritorno della madre mette a dura prova la sua intolleranza nei riguardi della donna, rea di averlo abbandonato a suo tempo. 
La donna si stabilisce nella casa del figlio e il loro rapporto diviene subito morboso. 
Pressanti scadenze impediscono un sereno ritrovamento, corroso dalle conseguenze dei loschi traffici alla maniera del capitalismo.
Il riferimento del titolo alla Pietà di Michelangelo, così come la stessa locandina, sono a mio parere volutamente fuorvianti rispetto al vero messaggio del film: la pietà c'è anche nella sua assenza marcatamente sottolineata quando Gang-Do tortura i poveracci su cui pende lo strozzinaggio, ma la vendetta è più forte e ingloba tutto, e le lacrime versate per pietà si perdono ignorate e sole nel lago di sangue della violenza restituita al mittente con gli interessi, ovvero attraverso l'annullamento dello spirito e dei sentimenti di chi tanto rancore ha provocato nelle sue vittime.
La vittima in questo caso è una donna a cui è stato strappato il figlio, una donna che finge per vendetta e interpreta il ruolo di sè stessa con un uomo che non è suo figlio ma che quel figlio glielo ha portato via: l'intreccio è così raffinato e svelato  nei tempi giusti da strappare una lacrima, una lacrima che si perde in quel lago di sangue che porta il nome di vendetta.


martedì 17 settembre 2013

COMICS TIME#03: DEVILMAN (EDIZIONE JPOP) di Go Nagai

Edito in Italia da JPOP

Il fumetto vede protagonista il giovane Akira Fudo che, consigliato dall’amico Ryo, per salvare la Terra dall’invasione dei demoni si fonde con il demone Amon diventando così un essere dai poteri diabolici e dall’animo umano. Da lì inizierà un conflitto che porterà sempre di più ad affievolire la separazione tra uomini e demoni fino al finale memorabile e apocalittico.

5 Volumi, euro 7,50/cad. (con cofanetto)

Devilman è inserito, a ragione, in quel ristretto numero di manga che costituiscono i capisaldi del fumetto nipponico, costituendo un vero e proprio salto in avanti nella struttura narrativa e nelle soluzioni grafiche rispetto a quanto il Giappone producesse, fumettisticamente parlando, negli anni '70.
La leggenda dice che fu una copia dell'Inferno dantesco illustrato dal grande Gustave Dorè a ispirare Go Nagai la realizzazione delle avventure del giovane Akira Fudo e della sua lotta contro i demoni intenzionati a governare la terra com'era al'inizio dei tempi.
L'influenza dell'illustratore francese è infatti palese nell'opera di Nagai, e le atmosfere ancestrali messe in scena dall'autore danno al lettore la sensazione di immergersi senza scampo in queste figure demoniache che infrangono con violenza grafica i fondali bianchi dei cinque volumi che compongono l'opera, con le loro ombre nere e le loro forme allucinanti, mescolanza insana e disturbante di esseri animali, vegetali e umani inserite senza soluzione di continuità all'interno di corpi segnati da un'esplicita sessualità confusa e ambigua, risultando infine un ricettacolo inquietante quanto affascinante.
Proprio il tema della possessione infatti diventa vivo dentro il lettore prima da un punto di vista emotivo che da quello puramente narrativo, dato che queste forme così lontane dalla realtà che ci circonda e così disturbanti per una normale (con tutti i relativismi del caso) sensibilità umana, prima ancora di spaventarci, è inutile negarlo, ci affascina: ecco che Devilman ci ha presi, imbrigliati nella sua trappola, impossessati, proprio come il demone Amon fa con il giovane Akira Fudo.

Due parole sull'edizione JPOP sono doverose, dato che a fronte di un prezzo di copertina per nulla economico (7,50 a volume sono obiettivamente tante), si ha indietro un'edizione, a mio avviso, pressochè perfetta: i volumi sono sovracopertinati e le coste formano il disegno che vedete qui accanto, la carta e la stampa sono di ottima qualità, in pieno stile JPOP le tavole originali non vengono "stuprate" dall'adattamento in caratteri occidentali delle onomatopee ma bensì quest'ultime vengono tradotte con piccoli inserti di lettering (scelta che condivido), ogni volume ha un segnalibro in regalo rappresentante i protagonisti dell'opera, con l'ultimo numero si ha in ragalo un cofanetto per contenere tutti e cinque i volumi e per alcune fumetterie che aderivano all'iniziativa di questa riedizione era anche disponibile una variant cover argentata dell'opera.

Insomma, se come me non avevate ancora letto questo capolavoro è il momento giusto per rimediare.

lunedì 16 settembre 2013

Cronache di un regista indipendente#03: "L'immagine di Uno"


Quella che potete vedere qui sopra è la prima anteprima di quello che sarà il mio prossimo cortometraggio: L'immagine di Uno.
Dopo la realizzazione di Altrove e con Nessuno la mia principale occupazione è stata quella di auto-distribuire il cortometraggio, ovvero procurarsi i bandi di concorso dei festival cinematografici, preparare le spedizioni, riunire tutti i materiali richiesti e poi andare in posta per l'atto finale del procedimento: baciare la busta e sperare nel futuro.
Il futuro, fino ad ora, è stato molto buono con l'ultimo capitolo de L'epopea di Fabrizio Pascal, che nel corso di sei mesi ha partecipato a quindici festival lungo tutta la penisola italiana e addirittura vinto il concorso per cortometraggi del "Senigallia Comics and Games 2013".
Ora però, nonostante Altrove e con Nessuno continui a viaggiare dentro le mitologiche buste imbottite, è tempo di dedicarsi a un nuovo ed entusiasmante progetto, e in tal senso mi è venuto in aiuto il buon Simone "Sam" Colombo, Youtuber di discreta fama che si occupa insieme a Davide "Spite" Francato del canale Unsaccoreview (clicca qui per vedere il canale), un portale indispensabile per ogni appassionato di fumetti americani: il buon internauta ha sfornato un soggetto splendido che mi ha subito conquistato, e dalla scorsa settimana sono cominciati i lavori sulla sceneggiatura, che vede il sottoscritto al suo fianco come assistente per la stesura della parte tecnica e il buon Roberto Gallaurese (autore della sceneggiatura di Altrove e con Nessuno e del Web-Comic V!P) alla supervisione.

L'intestazione della nuova opera
Questo soggetto mi ha preso subito perchè in fondo racconta una di quelle storie che appartengono alla sfera di vicende che ho sempre provato a raccontare attraverso i miei cortometraggi: la storia di un uomo e dei suoi pensieri più profondi e inconfessabili, le sue passioni più nascoste.
La storia di Simone è sulla stessa lunghezza d'onda di quell'"esistenzialismo moderno" di cui sono innamorato dalla Quarta Ginnasio e che cerco di tramutare in immagini ad ogni nuovo progetto.



Non mi resta che dire che la lavorazione della sceneggiatura e di tutto quello che verrà dopo (sceneggiatura tecnica, piano di riprese, storyboards, pre-produzione, produzione, riprese, montaggio audio-video, musiche etc.) sarà documentato settimanalmente sul blog e attraverso tutti i canali che mi vedono protagonista.

STAY THERE GUYS, WE HAVE SOMETHING FOR YOU HERE...

sabato 14 settembre 2013

4 serie tv che consiglio di seguire nella stagione 2013/2014.


Come da titolo oggi scriverò un articolo su 4 serie televisive che vi consiglio per questa stagione che sta per iniziare, saranno anche le 4 serie che analizzerò settimana per settimana durante l'anno.
La maggior parte sono stagioni sucessive alla prima, quindi se dovessero interessarvi, sapete che recuperare la visione nell'epoca della condivisione su internet non è un problema gravoso, ma io ovviamente non ho detto nulla in proposito.

Senza indugi andiamo a incominciar...

MARVEL'S AGENTS OF S.H.I.E.L.D. SEASON ONE:

Come non mettere al primo posto la prima serie televisiva prodotta dalla Casa delle Idee? Come è facile da intuire dalla foto del cast vedremo il ritorno dell'agente Phil Coulson (Clark Gregg) che tutti noi Marvel maniaci credavamo morto dopo gli eventi narrati in Avengers di Josh Whedon. A quanto pare le cose sono andate diversamente da quanto credavamo e il buon agente dello S.H.I.E.L.D., la segretissima agenzia per la sicurezza internazionale dell'universo Marvel, è pienamente operativo e pronto a guidare una nuova squadra che indagherà su fatti eccezionali e casi misteriosi, con forti atmosfere alla X-Files.
La serie è ideata dallo stesso Whedon insieme al fratello Jed e a Maurissa Tancharoen, e la domanda che tutti si pongono è chiaramente quanto sarà fusa con gli eventi dell'universo cinematografico dei supereroi di Stan Lee e soci: Whedon a tal proposito ha dichiarato che i cross over potrebbero esserci ma che la serie dovrà sempre mantenere la sua autonomia. Il produttore Jeph Loeb (penna autorevole della Marvel) ha dichiarato che l'estremo riservo sulla serie tenuto in questi mesi è dovuto al fatto che vuole che gli spettatori siano davvero coinvolti nella visione senza le solite spoilerate della rete.
La serie sarà trasmessa in U.S.A. a partire dal 24 settembre 2013, nel frattempo godetevi il trailer.

REVOLUTION SEASON TWO:

Revolution fu una delle più piacevoli sorprese della scorsa stagione: quel geniaccio di J.J. Abramhs questa volta si è immaginato un mondo senza più elettricità, e degli Stati Uniti d'America piombati nuovamente nel buio della guerra civile.
Inutile sottolineare la forza e l'incredibile stuolo di possibilità narrative che tale ambientazione e storia possono permettere agli autori.
Nella seconda stagione torneranno tutti gli attori principali da Tracy Spiridakos nelle belle vesti di Charlie Matheson allo zio Billy Burke nei panni del generale rinnegato della Milizia Miles Matheson e torneranno i misteri legati al governo e alle macchinazioni che hanno portato allo sparire di ogni forma di elettricità sul pianeta.
Se non avete seguito la prima stagione vi invito a recuperarla per godere di una mistery-tale come non se ne vedevano dai tempi di Lost.
La seconda stagione di Revolution sarà trasmessa in U.S.A. a partire dal 25 settembre, qui accanto il trailer.

THE WALKING DEAD SEASON FOUR:

Di questa serie ho parlato a lungo in questo blog, nella maggior parte dei casi decantandone le lodi e indicandola come uno dei miglior prodotti televisivi degli ultimi anni.
La creatura scaturita dal fumetto di Robert Kirkman si è rivelata nel tempo molto più di un semplice adattamento televisivo, ma addirittura una possibilità per l'autore di esplorare vie narrative non utilizzate nel fumetto, rendendo la serie interessante per i lettori dell'opera originale e per i nuovi fan della serie televisiva.
è inutile però negare che la terza stagione, nonostante abbia infranto tutti i record di ascolti, abbia subito un leggero calo qualitativo. Speriamo dunque che la serie torni e superi i livelli delle prime due stagioni e aspettiamo fiduciosi.
La quarta stagione di The Walking Dead sarà trasmessa dal 13 ottobre 2013 negli Stati Uniti, godetevi il trailer.

AMERICAN HORROR STORY SEASON THREE:
 
A Ryan Murphy e Brad Fulchuck, gli ideatori di American Horror Story, va riconosciuto il merito di aver riportato l'horror di matrice americana alle sue origini, e di aver abbandonato completamente il modello di "mostro dannato sbuca da un lago con un coltellaccio inseguendo biondona rifatta urlante", per abbracciare finalmente le ambientazioni cupe e inquietanti che si trovano in molti angoli anche insospettabili degli Stati Uniti. Altro tassello fondamentale del successo di quest'opera è il fatto che ogni stagione, pur proponendo sempre lo stesso (meraviglioso) cast di attori, nel quale spicca una Jessica Lange molto più brava di quando urlava tra le manone pelose di King Kong, è ambientata in un periodo storico diverso: siamo partiti dai nostri tempi (pur con innumerevoli balzi indietro nel tempo) della prima stagione, al dopoguerra della seconda; così come siamo passati da un casa di Los Angeles infestata dai fantasmi a un'ospedale psichiatrico dove gli alieni fanno regolarmente visita ai folli pazienti e alle suore impossessate dal demonio che lo abitano.
In questa terza stagione ci spostiamo al tempo in cui le streghe popolavano i boschi e spaventavano i villaggi, e sinceramente non vedo l'ora di provare ancora paura.
La terza stagione di American Horror Story, sottotitolata Coven, sarà trasmessa negli Stati Uniti a partire dal 9 ottobre. Qui accanto uno degli inquietanti teaser trailer.






mercoledì 11 settembre 2013

VISIONI CALDE#02: KILLER JOE di William Friedkin


William Friedkin, è bene ricordarlo, oltre ad essere il regista di quel fenomeno horror socio-culturale che porta il nome de L'Esorcista è anche (o forse soprattutto) il regista di Vivere e Morire a Los Angeles, splendida pellicola del 1985 nella quale un agente dei servizi segreti interpretato da William Pettersen arrivava a infrangere i suoi principi etici per salvare la vita di qualcuno che gli stava a cuore.
Killer Joe mette in scena lo stesso dilemma interiore ma lo allarga a tutti i personaggi di questa grottesca farsa noir intrisa di contaminazioni pulp e iconoclastia anti-classica, intesa come progressiva distruzione di tutti quei capisaldi che fanno del cinema di genere americano, il miglior cinema di genere del mondo: nel raccontare la storia di Chris, un giovane spacciatore di droga che deve trovare al più presto un'ingente somma di denaro per saldare un debito, Friedkin ci mostra un'America sporca e cattiva, ma invece di soffermarsi sui potenzialmente facili indugi estetici che le ambientazioni di periferia degradata gli avrebbero concesso, ci lascia trasportare dai dialoghi assurdi ma ricercatissimi, inserendoli all'interno di un telaio registico pulito e mai virtuosistico, quasi scolastico ma mai fastidioso.
Per ottenere i soldi Chris decide di uccidere la madre e incassare l'assicurazione sulla vita della donna e d'accordo con tutta la famiglia, ingaggia il poliziotto Joe Cooper, detto Killer Joe, che si guadagna da vivere lavorando come sicario. Ma quando il sicario chiede un pagamento anticipato che Chris e la sua famiglia non possono pagare, Killer
Joe fa un'offerta al ragazzo; terrà in custodia Dottie, la sorella autodefinitasi dodicenne, ma la cui vera età è ben maggiore, come caparra sessuale finché non riuscirà a pagare la cifra pattuita. Chris acconsente, dando vita ad una spirale di sangue e violenza che non risparmierà nessuno.

La lenta trasformazione della vicenda da grottesca storia di una famiglia borderline incapace persino di tenersi le mutande dove dovrebbero stare (letteralmente) e che comunque tenta di organizzare un vero e propio delitto perfetto, in una tragedia Greco-Americana sul letale potere dei sentimenti e l'esplosione della violenza come risoluzione finale, ha del portentoso: il film diventa "altro" sotto i nostri occhi ma il coinvolgimento è talmente immersivo che lo realizziamo solo a visione finita.
Una nota per la scena della fellatio praticata su una coscia di pollo fritto, assolutamente geniale e profondamente evocativa.
Da vedersi.

martedì 10 settembre 2013

COMICS TIME#02: NICK FURY AGENT OF S.H.I.E.L.D. di Jim Steranko


Edito da Panini Comics per le fumetterie

Ben prima di essere rilanciato al cinema da Samuel L. Jackson, l’eroe della Seconda Guerra Mondiale Nick Fury è stato reinventato in piena Guerra Fredda. I padri dell’Universo Marvel Stan Lee e Jack Kirby catapultarono il burbero colonnello in una spy story fantascientifica, ponendo le basi per il lato spionistico della Marvel e inventando elementi come lo S.H.I.E.L.D. e l’Elivelivolo. Di lì a poco fecero largo a un giovane talento che aspettava di sbocciare: Jim Steranko. L’operato di Steranko sul personaggio è considerato uno dei picchi più alti e moderni della Silver Age dei comics, con sperimentazioni visive che sono vera e propria “pop art”. Eccovi dunque tutte le storie classiche del personaggio, in un maestoso volume per gli amanti dell’avventura e del fumetto di qualità. 18,3x27,7, C., 816 pp., col., con sovraccoperta Contiene: Strange Tales #135/168, Nick Fury Agent of S.H.I.E.L.D. #1/15, Marvel Spotlight #31

euro 59,00

La linea Omnibus della Panini è in assoluto la serie di volumi più prestigiosa per quanto riguarda la divisione Marvel dell'azienda che propone in Italia le avventure degli eroi della Casa delle Idee: grandi volumi brossurati con copertina rigida e sovracopertina che radunano all'interno delle loro mille pagine (in media) alcuni dei cicli di storie che hanno davvero rappresentato delle pietre miliari della nona arte.
L'omnibus di cui vi parlo oggi, come da titolo, racchiude in sè la gran parte delle storie realizzate da Jim Steranko tra la metà degli anni '60 e l'inizio dei '70 che hanno come protagonista il più importante agente segreto dell'universo creato da Stan Lee e soci, Nick Fury, a l'agenzia di spionaggio che si prende cura della sicurezza internazionale nel mondo fittizio della Marvel, lo S.H.I.E.L.D.
Il volume in realtà parte con la presentazione di quasi due anni di storie della mitica testata Strange Tales nella quale Fury condivideva le sue pagine con un'altra serie molto particolare, figlia senza dubbio del suo tempo, ovvero Dottor Strange, dove inizialmente (come quasi tutte le serie Marvel al loro lancio in quel periodo) il personaggio dal perenne sigaro in bocca era appannaggio delle matite del grande Jack Kirby e della penna di Stan Lee.
Ai due subentrò in seguito una serie di grandi nomi della storia Marvel, da John Severin a Don Heck, passando per John Buscema e Roy Thomas, fino ad arrivare alla stagione di Steranko, uno dei pochi che riuscì ad assicurarsi la cura competa di una serie, occupandosi sia dei testi che dei disegni e portando Nick Fury Agent of S.H.I.E.L.D. a vette artistiche incredibili, immergendo Fury in una dimensione psichedelica e tratteggiandone i tratti caratteriali fondamentali che ancora oggi lo contraddistinguono: l'atteggiamento burbero e scostante, la capacità di costruire la propria vita sulla menzogna per perseguire un bene comune, la scaltrezza nell'inganno, la grande abilità fisica; ma anche rivoluzionando la resa grafica del personaggio, donandogli la tuta che praticamente è la medesima che ancora oggi indossa nelle storie moderne e allontanandolo da quei completi alla James Bond che lo irrigidivano eccessivamente (40 anni prima che Casinò Royale svecchiasse Bond al cinema).
La famosa tavola quadrupla del Nick Fury di Steranko.

Steranko, personaggio incredibile che nella vita fece di tutto, dal fachiro all'escatologo passando appunto per i fumetti, arricchisce le sue tavole di sperimentazioni innovative fatte di collage, pagine quadruple, splash-page ardite e psichedeliche, storie che mescolano la scienza e l'esoterico, personaggi pazzeschi come la Contessa Allegra De Fontaine (unica a scalfire il cuore del colonnello Fury), nemici conturbanti e fascinosi come l'Artiglio Giallo (nemico venuto da oriente che mescola misticismo e scienza per perseguire i suoi malefici scopi), viaggi impossibili, macchinari multicolore dalle funzioni fantascientifiche e tantissimo altro materiale fino ad allora precluso alle storie dell'ex howler.

Quello che fecero Lee e Kirby all'inizio delle avventure di Fury su Strange Tales fu di recuperare il vecchio personaggio che aveva combattuto coi suoi Howling Commando nella seconda guerra mondiale, passarlo dal grado di sergente a quello di colonnello e, insieme a due vecchi comprimari come Dum Dum Dugan e Gabe, inserirlo nella continuity dell'universo supereroistico della Silver Age, rendendolo la superspia del mondo di Spider-Man e Capitan America: in questo modo avevano trovato un ottimo comprimario per le avventure di Strange e un ottimo terreno per sperimentare più di quanto fosse possibile fare sui personaggi più importanti del loro parco testate.
Leggendo l'intero enorme volumone si percepisce tangibilmente il cambiamento di un epoca, sia in termini culturali che artistici, e si possono avere sensazioni diverse, a volte anche rimanere perplessi davanti ai testi ultra didascalici di Stan Lee o all'ingenuità di alcune delle storie contenute, ma proprio progredendo con la lettura si comprende come non solo il modo di fare i fumetti sia cambiato rapidamente in quegli anni, ma anche il modo di leggerli da parte del lettore.
Consigliatissimo.



lunedì 9 settembre 2013

Cronache di un regista indipendente#02: Il punto della situazione.




Come da titolo ho deciso che oggi illustrerò nel dettaglio i progetti passati, quelli falliti e i progetti futuri che riguardano la mia attività di regista.

1- ALTROVE E CON NESSUNO - UNA SPLENDIDA AVVENTURA

Come nota introduttiva posso dire che questo 2013 è stato in assoluto l'anno che, registicamente parlando, mi ha dato più soddisfazioni in assoluto: il mio ultimo cortometraggio, "Altrove e con Nessuno" è stato selezionato in più di quindici manifestazioni cinematografiche in tutt'Italia, vincendo il concorso per cortometraggi organizzato dalla mostra-mercato Senigallia Comics and Games e gareggiando sempre con opere di valore altissimo.
Il cortometraggio comincerà nuovamente a partire per altre manifestazioni intorno alla metà del mese di settembre per la seconda metà della stagione delle proiezioni, sperando che trovi altre piazze su cui farsi notare. Entro il mese di ottobre sarà invece reso disponibile per lo streaming sia sul mio canale Youtube che su quello di Vimeo.

2- NOIR-A - UN'OCCASIONE SPRECATA

Nel cinema, sia quello mainstream che quello indipendente, e anche in quello puramente amatoriale, i progetti falliscono ogni giorno. Noir-A doveva essere il coronamento di un sogno che ho fin dal 2008 quando girai "Rosso Ragù": girare un vero noir con atmosfere hard-boiled nella mia città natale, Novara.
Le riprese stavano andando divinamente, le difficoltà erano tante ma sia io che Marcello Alongi (che nell'occasione era il co-regista) ci credavamo veramente; purtroppo alcuni esseri umani provano un gusto sadico nel rovinare le cose, e non aggiungerò altro.


3- IL SITO UFFICIALE - UN NUOVO PORTALE PER CONOSCERMI

Entro la fine di settembre, all'indirizzo www.lucaangioli.altervista.org, sarà disponibile il mio nuovissimo sito ufficiale, che conterrà tutti i miei cortometraggi visualizzabili in streaming, con i cast tecnico-artistici completi, le note di regia e varie curiosità sulla loro realizzazione; inoltre ci saranno i video-clip e gli spot pubblicitari, la mia bio-filmografia completa, l'elenco delle proiezioni e tutti i link ai vari social network e siti di video hosting che mi vedono protagonista.

4- L'IMMAGINE DI UNO - IL MIO PROSSIMO CORTOMETRAGGIO

Salvo esplosioni nucleari improvvise all'interno della mia calotta cranica, il mio prossimo progetto (la cui realizzazione dovrebbe cominciare il prossimo inverno) sarà un cortometraggio scritto da Simone "Sam" Colombo (Che in coppia con Davide "Spite" Francato forma la coppia del canale Youtube "UnSaccoReview"). Stiamo lavorando ad una piccola preview che sarà presto disponibile!

Insomma qualche motivo per continuare o iniziare a seguirmi dovreste avercelo, in fondo si tratta di intrattenimento gratuito!
State connessi veri credenti, ne vedrete delle belle!!!